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Nel seguente studio vengono riportati, per ciascuna delle filiere produttive, dati e informazioni che offrono sufficienti indicazioni per conoscere e capire l'agricoltura abruzzese.

Le filiere agricole abruzzesi


LA FILIERA VITIVINICOLA

La filiera vitivinicola abruzzese costituisce il principale comparto agricolo regionale (28% dell’intera PLV, la più elevata incidenza tra le regioni italiane). La viticoltura in Abruzzo può contare su oltre 33.000 ha di vigneto specializzato, localizzati prevalentemente in collina.

La produzione media di uva vinificabile è attestata intorno ai 5 milioni di quintali all’anno a cui corrisponde un quantitativo medio di vino tra i 3 e i 4 milioni di ettolitri, due terzi dei quali rossi, il restante terzo bianchi. I vini DOC sono circa il 18% della produzione (al di sopra della media nazionale) pari, a circa 700.000 ettolitri. Un ruolo significativo stanno avendo anche le IGT (Indicazione Geografica Tipica) con una quota intorno al 10%.

Analizzando le produzioni di vino da tavola dell’ultimo decennio è possibile evidenziare che non vi sono state significative differenze (quelle riscontrabili sono dovute essenzialmente all’effetto annata), mentre sono cresciute quelle a DOC.  La produzione di vino viene ottenuta in provincia di Chieti per poco meno del 90%, in provincia di Pescara e Teramo il 5-6% e in provincia dell’Aquila 1-2%. Diverse diecine di migliaia sono le aziende interessate alla coltivazione della vite, in questi ultimi anni si assiste alla costituzione di aziende viticole a più alta specializzazione con contributo  di tutto rispetto ai fini del reddito aziendale.

La produzione di vino passa per oltre l’85% attraverso le cantine sociali (in Italia il 50%) che associano oltre 20.000 produttori. Le cantine sociali sono in totale n°40 (33 nella sola provincia di Chieti) a cui si aggiungono oltre 100 viticoltori-vinificatori, figura in costante aumento.

Alcuni indicatori della filiera vitivinicola regionale (media annate).

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto viticolo:
Quantità di uva prodotta q.li 5.000.000
PLV vitivinicola Milioni di lire 500.000
     
Trasformazione:
Enopoli 140
Quantità di vino prodotto hl 3.800.000
Produzioni vini DOC hl 700.000
     
Concentrazione dell’offerta:
Cantine sociali 40
Soci 24.000

Il settore è regolamentato dall’OCM vino (Reg.ti CEE 1493/99 e 1227/00)

Punti di debolezza del settore
  • Standard varietali da migliorare.
  • La vetustà degli impianti sia produttivi che di trasformazione.
  • A livello di commercializzazione, nonostante il notevole livello associativo, ancora molto vino viene venduto in cisterne ad imbottigliatori di fuori Regione, con evidente perdita di valore aggiunto per i produttori.
Punti di forza
  • Trend positivo del mercato per un giusto rapporto qualità prezzo.
  • Buona professionalità degli operatori (tecnici  e produttori) che hanno capito che il vino si fa nella vigna.

Dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con vite n° 20.090 2.865 4.685 6.030 33.670
Superficie vitata in Ha 27.625 837 3.347 3.065 33.904
Prod.ne uva (’99) in ql. 3.881.000 219.825 576.581 456.646 5.134.052
PLV (in milioni di lire) 350.000 25.000 65.000 60.000 500.000



LA FILIERA OLIVICOLA

L’olivicoltura costituisce uno dei principali comparti produttivi dell’agricoltura abruzzese contribuendo tra il 7 ed il 10% (a seconda delle annate) alla costituzione della PLV regionale.

La coltivazione dell’olivo trova sufficiente diffusione in regione grazie alle idonee condizioni pedoclimatiche determinate dalla particolare orografia. La produzione media annua complessiva di olive pari a 1.350.000 q.li ed a circa 240.000 q.li di olio, pone l’Abruzzo al quinto posto tra le regioni italiane. Il patrimonio olivicolo abruzzese è stimato in 9 milioni di piante insistenti su circa 46.000 ha che rappresentano il 50% della sola SAU arborea. Nel corso degli ultimi anni la superficie olivetata manifesta una costante crescita (circa 2.000 ha devono ancora entrare in produzione) a giustificazione del conservato interesse per il  settore. La produzione media annua di olio (tutto extravergine) è ormai attestata intorno ai 240.000 q.li anche se l’annata 2000-2001 ha fatto registrare appena 170.000 q.li., e quella in corso sarà ancora più contenuta.

Le aziende che coltivano olivo sono oltre 60.000, ma di queste soltanto un quarto possono essere ritenute ad indirizzo prevalente. Circa la struttura produttiva è da sottolineare l’alta  frammentazione e polverizzazione delle aziende (il 75% ha superficie inferiore a due ettari).

Anche nel settore della trasformazione si riscontra una struttura frammentata e capillarmente diffusa sul territorio, costituita da circa 600 frantoi che, a fronte di una generalizzata sottoutilizzazione (una media di 2.500 ql/annui di olive lavorate), contribuiscono comunque a favorire una tempestiva molitura del raccolto. La collocazione del prodotto sul mercato avviene per buna parte attraverso la vendita diretta del produttore o del trasformatore (frantoio).

Alcuni indicatori di sintesi della filiera (media annate)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto olivicolo:
Produzione di olive totale q.li 1.350.000
PLV olio a prezzi correnti Milioni di lire 152.000
     
Trasformazione:
Frantoi 600
Produzione olio q.li 240.000
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative 34
Associazioni produttori 8

Il settore è regolamentato dall’OCM olio (Reg.ti CEE 1638/98 e1639/98) in scadenza nel 2001 ma prorogato di altri due anni, con qualche preoccupazione per la riduzione dei sostegni.

Punti di debolezza del settore

  • Difficoltà nella meccanizzazione integrale delle operazioni colturali;
  • frammentazione dell’offerta;
  • insufficiente organizzazione di mercato.  

Punti di forza

  • Buone rese;
  • ottimo rapporto qualità prezzo;
  • qualità del prodotto olio;
  • riconoscimenti delle DOP.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con olivo n° 26.600 2.360 17.640 14.300 61.300
Superficie olivetata Ha 27.210 2.080 10.965 4.845 45.100
Prod. ne olio (‘99) ql. 120.000 5.000 70.000 45.000 240.000
PLV (in milioni di lire) 70.000 5.000 45.000 30.000 150.000



LA FILIERA ORTOFRUTTICOLA

La filiera ortofrutticola è per l’Abruzzo un comparto di notevole importanza per l’economia regionale contribuendo per un quarto circa alla PLV complessiva.

L’analisi del comparto frutticolo mette in evidenza che nella regione esistono zone vocate nelle quali, grazie alla professionalità degli operatori, viene raggiunto un soddisfacente standard quali-quantitativo delle produzioni.
Esistono però difficoltà per la riconversione e la diversificazione delle produzioni, ed i  motivi di tali difficoltà sono da ricercare sicuramente nella eccessiva frammentazione delle aziende e nella loro conduzione spesso affidata a persone anziane.

Pur con tali carenze di ordine strutturali le attività legate alla filiera ortofrutticola si sono ben sviluppate, anche se con diversità nell’intero territorio regionale, sia per quanto riguarda la tipologia produttiva che per la collocazione sul mercato del prodotto. Infatti se da una parte si può evidenziare la forte specializzazione frutticola (pesche) nella vallata del Trigno ed orticola (Fucino) accompagnato da un buon sistema di commercializzazione attraverso forme associate di produttori, dall’altra si deve registrare produzioni più di tipo industriali (pomodoro da industria nella vallata del Sangro) e di cavolfiori lungo la costa teramana commercializzati attraverso strutture agroindustriali o di intermediatori commerciali delle regioni limitrofe. La produzione frutticola è stimata in circa 850.000 ql. di cui circa la metà di pesche, mentre per gli ortaggi si superano i 5 milioni di quintali. Non va dimenticata l’uva da tavola che con i suoi 3.000 ha è parte integrante di questo settore.

La superficie complessivamente impegnata nel settore ortofrutticolo supera i 22.000 ettari distribuiti per un buon terzo nel solo Fucino ed i restanti due terzi lungo le vallate dei fiumi Vomano, Sangro, Trigno ed altri di minore importanza.

Alcuni indicatori della filiera ortofrutticola regionale (media annate).

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto ortofrutticolo:
Quantità prodotta q.li 6.700.000
PLV ortofrutticola Milioni di lire 460.000
     
Trasformazione:
Industrie di trasformazione 42
Addetti 1.300
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative 55
Associazioni produttori 7

Il settore è regolamentato dall’OCM ortofrutta (Reg.ti CEE 2200 e 2201/96) che affida alle forme autogestite (O.P.) del settore la salvaguardia degli interessi e del reddito dei produttori.

Punti di debolezza del settore
  • Frammentazione aziendale;
  • frequente conduzione part-time;
  • irrigazione non sempre presente.
Punti di forza
  • Qualità dei prodotti e diversificazione stagionale.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con ortofrutta n° 4.400 3.100 1.200 2.200 10.900
Superficie a frutta Ha 5.900 890 880 1.000 8.670
Superficie a ortaggi Ha 2.000 6.280 850 4.900 14.030
PLV (in milioni di lire) 120.000 220.000 40.000 80.000 460.000



LA FILIERA CEREALICOLA

La cerealicoltura in Abruzzo rappresenta in termini di superficie investita una realtà interessante. Non si può dire lo stesso per i redditi  conseguiti. Anche se le rese produttive sono di buon livello, il comparto presenta ultimamente un contenimento delle superfici a vantaggio delle coltivazioni arboree. A fare le spese di tale situazione sono soprattutto il grano tenero e l’orzo, mentre per il frumento duro le prospettive potrebbero essere più incoraggianti. 

I cereali, occupano una superficie di poco superiore ai 100.000 ettari. Di questi circa un terzo è localizzato nella zona montana, mentre la parte preponderante si trova nella collina sia pedemontana che costiera, che rappresentano gli areali più vocati, e dove non esistono valide alternative colturali.

In Abruzzo la produzione di frumento duro e di tenero fino a qualche hanno fa si equilibravano, oggi invece il grano duro con oltre 1,5 milioni di quintali (oltre 150 mila tonnellate) costituisce il cereale principe, seguito dal grano tenero (un milione di q.li), quindi l’orzo (0,5 milioni di q.li) e via via tutti gli altri fino al farro che si sta riscoprendo in montagna.

I cereali incidono (con un valore complessivo di quasi 200 miliardi di vecchie lire9 per un buon 7% sulla PLV totale dei prodotti agricoli abruzzesi. I redditi conseguiti non sono remunerativi, relegando spesso la coltivazione dei cereali colture da rotazione o per ripiego aziendale. In Abruzzo le aziende con  cereali sono circa 24.000.

Indicatori di sintesi della filiera cerealicola (dati recenti)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto cerealicolo:
Produzione cereali q.li 3.800.000
Produzione di grano duro q.li 1.600.000
PLV cereali Milioni di lire 182.000
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative -
Associazioni produttori 2

Il settore è regolamentato dall’OCM Seminativi le cui disposizioni sono contenute nei Reg.ti 1251-1252-1253/99 in vigore dalla campagna 2000/2001.

Punti di debolezza del settore
  • Aziende di dimensioni ridotte;
  • tecniche di coltivazione non sempre aggiornate;
  • scarsa redditività del comparto;
  • prospettive poco incoraggianti sul versante comunitario.
Punti di forza
  • Ottime caratteristiche dei prodotti, in particolare quelle molitorie del grano duro.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con cereali n° 8.600 3.400 4.600 7.400 24.000
Superficie a cereali Ha 32.300 15.100 14.300 39.500 101.200
Superf. a grano duro Ha 25.000 540 8.050 8.850 42.440



LA FILIERA ZOOTECNICA

Per quanto riguarda le produzioni zootecniche, la PLV degli allevamenti è pari a 446 miliardi di lire che rappresentano circa un quarto della produzione vendibile regionale. La zootecnia abruzzese è fondamentalmente orientata alla produzione di carne che ammonta a 333 miliardi di lire. La produzione regionale ha fatto registrare negli ultimi anni una notevole crescita: è infatti passata da 750 mila quintali nel 1991 a 920 mila quintali nel 1995. La crescita è stata particolarmente evidente per gli avicoli, seguiti da comparto suinicolo. Il settore è sostenuto dalla PAC attraverso i premi di integrazione al reddito.

Relativamente al prodotto latte secondo gli ultimi dati rilevati nel 2000 sono interessati alla produzione circa 1.600 allevamenti in possesso di quote, con una produzione regionale di latte bovino pari a 999.000 q.li che costituisce appena l’1% circa della produzione nazionale. Il settore  ha subito in questi ultimi anni un processo di trasformazione molto rapido ed i parametri strutturali sono in continua evoluzione. Le aziende titolari di quote sono diminuite costantemente passando da 3.500 a 1.600 nell’arco delle ultime sei campagne, parallelamente si è avuta una diminuzione del latte prodotto in Regione dell’8.5%, mentre la produzione media per allevamento è passata da 340 q.li a 600 q.li. In sintesi il sistema cerca di adattarsi a quelli che sono i parametri europei.

Alcuni indicatori della filiera (dati recenti)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto zootecnico:
PLV di carne (peso vivo) Milioni di lire 333.000
PLV del latte a prezzi correnti Milioni di lire 75.000
     
Trasformazione:
Imprese 125
Addetti 1.100
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative 20
Associazioni (carne e latte) 3

Il settore è regolamentato da una serie di provvedimenti comunitari

Punti di debolezza del settore
  • Redditi non adeguati agli impegni profusi.
  • Prospettive poco incoraggianti sul versante dei prezzi.
  • Necessità di adeguamento alle norme igienico-sanitarie.
Punti di forza
  • Vocazionalità alla zootecnia del territorio regionale.
  • Attività strategica per la difesa ambientale e di presidio del territorio.
  • Produzioni di alta qualità.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con animali n° 6.200 4.300 4.800 7.100 22.400
Allevamenti bovini 2.608 2.206 1.950 3.062 9.826
Aziende bovini latte n° 516 433 276 375 1.600
Bovini capi n° 16.200 25.478 18.365 30.575 90.618
Allevamenti ovicaprini 4.083 2.548 3.322 4.544 14.497
Ovicaprini capi n° 41.500 167.600 57.000 101.000 367.100
Allevamenti suini n° 478 304 1.237 1.474 3.493
Capi equini n° 1.830 11.405 557 1.962 15.754



LA FILIERA DELLE COLTURE INDUSTRIALI

Barbabietola da zucchero, tabacco, patata ed oleaginose, si discostano per motivi diversi dai più comuni seminativi, andando a costituire un apposito gruppo. Produzioni spesso legate a quote di produzione, a contratti con l’industria, a specifici interventi anche di mercato.

Relativamente alla coltivazione della barbabietola da zucchero, ormai la produzione abruzzese si è attestata sui 6.300 ettari per buona metà nella zona di maggiore vocazione (il Fucino) dove si raggiungono livelli produttivi relativamente elevati.

Sulla patata la cui produzione è costituita per la quasi totalità da prodotto semi tardivo o tardivo destinato al consumo o all’industria, va rilevato il un certo ridimensionamento nelle superfici investite a vantaggio di orticole, ma continuando a rappresentare comunque ancora diversi migliaia di ettari (soprattutto nel fucino) fino ad incidere per oltre 20 miliardi.

Per quanto attiene al tabacco la cui coltivazione è per larga parte localizzata nel medio chietino, va rilevata la sostanziale riconversione varietale subita dai levantini verso il Bright per una più facile meccanizzazione con relativo minore impiego di manodopera.

Per il pomodoro da industria, che negli ultimi anni ha risentito di anomali condizioni produttive e commerciali, si assiste ad una contrazione delle superfici investite e ad una localizzazione soprattutto nella zona costiera del chetino anche per la presenza di centri di raccolta e di condizionamento.

Indicatori di sintesi della filiera cerealicola (dati recenti)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto cerealicolo:
Produzione di barbabietole Q.li 2.500.000
Produzione di patate Q.li 1.600.000
Produzione di tabacco Q.li 45.000
Produzione di pomodoro Q.li 350.000
PLV colt. industriali Milioni di lire 110.000
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative 25
Associazioni di produttori 4

Il settore è regolamentato da diverse disposizioni comunitarie e nazionali.

Punti di debolezza del settore
  • Assenza di strutture locali di trasformazione;
  • appezzamenti con superficie limitata che impediscono la meccanizzazione integrale;
  • scelte comunitarie non sempre favorevoli.

Punti di forza

  • Buona redditività;
  • buona professionalità degli addetti;
  • tecniche colturali innovative.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con colt. ind. n°          
Superficie a bietola Ha 450 3.400 580 2.000 6.430
Superficie a patata Ha 230 3.600 100 530 4.460
Superficie a tabacco Ha 1.000   450 50 1.500
Superficie pomodoro Ha 200   50 100 350
PLV (in milioni di lire). 25.000 60.000 15.000 10.000 110.000



LA FILIERA FLOROVIVAISTICA

L’attività florovivaistica è concentrata in Abruzzo lungo la fascia costiera delle province di Chieti, Pescara e Teramo e nelle aree di fondovalle dei fiumi Sangro, Alento, Foro, Tavo, Tronto etc. Il comparto fornisce nel suo complesso (produzioni realizzate in serra e in pieno campo) una PLV di circa 42 miliardi di lire (dati ISTAT 1996) di cui l’80% circa fornito da fiori e piante in vaso e la restante parte da prodotti vivaistici. Il contributo alla PLV regionale (stimata al 1996 intorno a 1.864 miliardi) è pari a circa il 2.7%.

L’importanza sociale del florovivaismo è pari a quella economica: al comparto sono interessate circa 300 aziende e 400 addetti, dato probabilmente largamente sottostimato ed al quale va aggiunta una quota importante di occupazione indotta.

Alla produzione di fiori, fronde da recidere e piante in vaso sono destinati circa 100 ha (dato provvisorio ISTAT 1997); di questi poco più della metà sono coperti da serre. Il settore florovivaistico conta in Abruzzo, come sopra detto, circa 300 aziende con ampiezze, organizzazione produttiva e livelli tecnologici molto differenziati.

Le aziende che operano nel settore del fiore reciso e la maggior parte di quelle che producono vasetteria fiorita si connotano, nel loro complesso, come piccole imprese diretto-coltivatrici, che impiegano prevalentemente manodopera familiare. Esse sono dotate di un livello tecnologico medio-basso e realizzano una gamma di prodotti necessariamente limitata.

Più ampia è invece la casistica per le aziende che producono piante ornamentali in senso lato e materiale in propagazione.

Indicatori di sintesi della filiera florovivaistica (media ultime annate)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto florovivaicolo:
Produzioni di fiori .000 pezzi 45.000
Produzioni di piante in serra .000 pezzi 12.000
Produzioni in pieno campo .000 pezzi 50
PLV di fiori, piante vivai Milioni di lire 50.000
     
Concentrazione dell’offerta:
Cooperative 4
Associazioni di produttori 1

Il settore è regolamentato da disposizioni comunitarie e da leggi nazionali, ultima in ordine di tempo la legge di orientamento.

Punti di debolezza del settore
  • Dipendenza esterna per l’acquisizione dei mezzi di produzione;
  • mancata introduzione di innovazioni di processo e di prodotto;
  • carenze strutturali ed infrastrutturali per una adeguata commercializzazione.
Punti di forza
  • La possibilità alle piccole aziende di fare impresa.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende floricole         500
Aziende vivaistiche 150 20 60 120 350
PLV (in milioni)         50.000



LA FILIERA FORESTALE E DEI PRODOTTI MINORI

Boschi e foreste caratterizzano in modo non marginale il paesaggio abruzzese, con oltre 230.000 ha rappresentano il 21% del territorio regionale e il 4% della superficie forestale nazionale.

Rispetto alla media italiana (17%), l’Abruzzo evidenzia un coefficiente di boscosità ben superiore. Localizzati prevalentemente nelle aree di montagna i boschi ricadono su proprietà comunali per il 70% e privata (solo il 22%). Fustaie di latifoglie, cedui semplici ed in misura inferiore, cedui composti rappresentano le forme prevalenti di copertura forestale a livello regionale.

Tipologia della copertura forestale per provincia

 Province Fustaie di resinose Fustaie di latifoglie Fustaie miste Cedui semplici Cedui composti Macchia mediterranea Totale
L’Aquila 42 55.043 6.824 50.583 30.215 0 150.883
Teramo 36 11.167 3.126 15.740 175 0 30.791
Pescara 0 3.221 2.340 4.680 2.751 86 15.038
Chieti 108 5.505 2.088 5.206 13.306 317 28.703

Rispetto alle forme di utilizzazione dei prodotti forestali, la produzione di legna, che nel ‘96 ammontava a 124 mila metri cubi, è destinata per quasi il 90% a fornire legna per combustibili. Le specie forestali maggiormente sfruttate a questo scopo sono rappresentate da querce e soprattutto faggi. Solo un 10% del legname prodotto, viene utilizzato come legname da lavoro, per la quasi totalità per tondame da sega, da trancia e compensati.

Un contributo al reddito dei produttori viene oltre che dalla legna anche dai prodotti secondari del bosco (castagne, funghi, tartufi, ecc.), come pure dalle produzioni minori quali farro, lenticchie, zafferano ed altre specie vegetali che legano spesso il loro nome al territorio in cui vengono prodotte.

Indicatori di sintesi della filiera forestale (annate varie)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto forestale:
Produzione di legname mc 124.000
Superficie forestale Ha 230.000
PLV forestale Milioni di lire 15.000
PLV produzioni minori Milioni di lire  
Trasformazione:
Imprese di utilizzazione forestale 17

I settori sono regolati da disposizioni diverse

Punti di debolezza del settore
  • Alto impiego di manodopera;
  • difficoltà di meccanizzazione delle operazioni colturali.
Punti di forza
  • La domanda di produzioni tipiche;
  • la disponibilità dei consumatori a pagare un maggiore prezzo.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende con boschi 11.050 2.350 3.600 6.000 23.000
Superficie Ha 19.300 117.500 12.300 21.200 170.000
PLV (in milioni di lire)          



AGRITURISMO, VENDITA PRODOTTI E SERVIZI

Il fenomeno di crescita dell’agriturismo in Abruzzo non sembra arrestarsi, nel corso dell’ultimo anno ci sono state ulteriori domande che si sono aggiunte agli oltre 800 iscritti all’albo regionale degli imprenditori agrituristici.

L’agriturismo regionale si caratterizza per una forte presenza di aziende che hanno iniziato l’attività negli ultimi cinque anni, con conduttori prevalentemente di età compresa tra i 35 e i 45 anni, aperto a nuove iniziative ed in possesso di un buon grado di istruzione.

Con l’esercizio dell’agriturismo, nelle aziende che hanno introdotto tale attività, si è avuto un incremento di occupazione medio del 67%, rispetto alla forza lavoro impiegata per la sola attività agricola, con ovvi risultati di nuova occupazione e di freno all’esodo.

L’attività maggiormente condotta dagli agriturismi regionali è quella dell’alloggio con e senza attività di ristorazione, oltre naturalmente alla vendita dei prodotti aziendali alla quale concorrono tutte le aziende. Olio, vino, ortaggi, e prodotti caseari sono i prodotti più commercializzati, tanto da determinare nelle stesse aziende significativi aumenti, rispetto alla situazione preesistente, di superficie investita a colture arboree (+ 35%) e a colture ortive (+ 89%).

Una attività quella della vendita diretta che non è solo prerogativa delle aziende agrituristiche ma, in base alla recente legge di orientamento, di tutte le imprese agricole pur nell’ambito delle regole dettate dalle norme vigenti. Così come, sempre in base alla Legge di Orientamento, le imprese agricole possono stabilire contratti di collaborazione con le pubbliche amministrazioni per la tutela delle produzioni di qualità e delle tradizioni alimentari locali.

Indicatori di sintesi della filiera agrituristica (dati recenti)

INDICATORE UNITA’ DI MISURA VALORE
Comparto agrituristico:
Aziende iscritte all’albo degli operatori 820
Agriturismi operanti 325
Agriturismi con ristorazione 163
Agriturismi con alloggio 239
Totale posti letto 2.151
PLV agriturismo Milioni di Lire  
     
Organizzazione dell’offerta:
Associazioni agrituristiche 4

Il settore è regolamentato dalla Legge nazionale 730/85 e dalla legge regionale 32/94

Punti di debolezza del settore
  • Conflitto con altri settori della ristorazione;
  • professionalità degli addetti non elevata;
  • regole e disposizioni non sempre rispettate.
Punti di forza
  • La crescente domanda di prodotti di qualità;
  • possibile ampliamento delle attività;
  • collegamento con le risorse ambientali, culturali e storiche del territorio circostante.

Alcuni dati per provincia

  Chieti L’Aquila Pescara Teramo Regione
Aziende agrituristiche 85 54 76 110 325
Agrit. con ristorazione 40 33 34 56 163
Agrit. con alloggio 66 37 54 82 239
Posti letto 484 376 498 793 2.151